La metanizzazione nel Mezzogiorno d'Italia
Cenni storici ed informazioni sul programma di metanizzazione del Mezzogiorno
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Cenni storici

La metanizzazione del Mezzogiorno d’Italia ha origine nei primi anni 80 a causa del manifestarsi di ripetute crisi del settore petrolifero, crisi che indussero il Governo italiano a disegnare uno scenario di diversificazione delle fonti di energia che riducesse progressivamente la dipendenza dai prodotti petroliferi attraverso un programma di potenziamento della rete di distribuzione del metano nel sud del Paese e di diffusione sempre più capillare dell’utilizzo del gas naturale.
Il Piano Energetico Nazionale (P.E.N.) impartì quindi direttive per un “più razionale e coerente impiego del metano, sotto il profilo tecnico ed economico ed in particolare sotto quello del miglior utilizzo della rete”, allo scopo di perseguire una più equa distribuzione geografica della risorsa “metano”.
È appena il caso di notare come, all’epoca dei fatti, le reti di distribuzione del gas fossero concentrate in maniera significativa prevalentemente nel nord dell’Italia, in ragione del cronico “gap” – anche infrastrutturale – che il Mezzogiorno ha sempre patito rispetto al Nord dove i consumi di gas metano (certamente più rilevanti a causa delle diverse condizioni climatiche e socio economiche) consentivano un rapido rientro degli investimenti che l’iniziativa privata doveva sostenere per l’infrastrutturazione energetica del territorio.
Da qui la necessità di prevedere un “sostegno” all’investimento, attraverso un contributo finanziario a carico dello Stato, che consentisse ai comuni del Mezzogiorno la realizzazione delle reti di distribuzione dl gas metano.
Le direttive del P.E.N. trovarono dunque attuazione attraverso la Legge 28 novembre 1980, n. 784 che, all’articolo 11, autorizzò la “concessione ai comuni o loro consorzi di contributi in conto capitale a fondo perduto e di contributi in conto interessi per l’assunzione di mutui ventennali a tasso agevolato del 3%”.
Nasceva così il programma di metanizzazione del Mezzogiorno.
Le suddette provvidenze erano destinate alla “promozione delle reti di distribuzione urbana e territoriale del metano per l’utilizzo di questo nei territori del Mezzogiorno”, nonché alla “assistenza tecnica e finanziaria in favore dei Comuni o loro consorzi ai fini della realizzazione, la trasformazione o l’ampliamento delle suddette reti”.
La legge stessa prevedeva inoltre la “concessione all’ENI (Ente Nazionale Idrocarburi - responsabile unico della rete primaria di adduzione del gas metano sul territorio nazionale) di contributi in conto capitale a fondo perduto fino ad un massimo del 40% della spesa preventivata, per la realizzazione di adduttori secondari aventi caratteristiche di infrastrutture pubbliche e che rivestano particolare importanza ai fini dell’attuazione del programma della metanizzazione del Mezzogiorno” , e contemplava la possibilità che i Comuni attuassero l’opera servendosi di un apposito “concessionario” che, in nome e per conto dell’Ente locale, doveva curare la progettazione degli impianti, la realizzazione dell’opera e la successiva gestione del servizio.
La legge, infine, demandò al Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica (CIPE) il compito di “determinare i criteri e le modalità per la concessione delle provvidenze…da riconoscersi con Decreto del Ministero del Tesoro (oggi Ministero dell’Economia e delle Finanze), previa istruttoria tecnica della Cassa per il Mezzogiorno” (Ente nazionale istituito nei primi anni ‘50 per favorire e promuovere lo sviluppo del Mezzogiorno). Dopo lo scioglimento della Cassa per il Mezzogiorno (1993) le competenze sono state attribuite al Ministero dell’Industria (oggi Ministero dello Sviluppo Economico).